L’Aikido è efficace?
Ho una domanda migliore: efficace per cosa?
Ciò che facciamo lo facciamo per uno scopo. Solitamente al centro di quello scopo, quando siamo liberi di scegliere, ci siamo proprio noi. Le nostre scelte dovrebbero portare a un arricchimento di noi stessi e della nostra vita. Non nasciamo masochisti. E la ricchezza monetaria, per quanto necessaria, non è ciò che realmente ci appaga. Ma come diventiamo ricchi.
Pratico da oltre trent’anni, ho incontrato diverse persone, ho seguito principalmente un solo Maestro. Quindi non posso ritenermi un grande esperto. Però credo di aver capito questo: pratico Aikido, ancora fortunatamente con la stessa passione iniziale (nonostante gli acciacchi) perché mi appaga, e mi gratifica. non rispetto agli altri, ma a livello personale.
Entrando più nello specifico posso dire che grazie all’Aikido ho trovato un modo diverso di agire di fronte alle avversità, una reale scelta strategica differente per affrontare difficoltà. In teoria. La pratica è ancora un problema, ma stiamo limando pian piano gli spigoli, che nel tempo si sono già fatti più smussati, un poco più arrotondati.
La società moderna.
Ho notato che. soprattutto nella nostra società contemporanea, sempre più caotica, frenetica e frammentata, spesso agiamo per reazione agli eventi, non compiamo cioè un’azione frutto di un nostro personale ragionamento e di una nostra conseguente scelta. Soprattutto nelle situazioni critiche, quelle impreviste, sebbene prevedibili. Una situazione classica è apprezzare con locuzioni verbali alquanto colorite le capacità di guida dei nostri simili. Ma questo non è agire, questo è reagire. E la reazione di per sé non è una scelta, e di solito porta a conseguenze per lo meno sgradevoli. Faccio un altro esempio: inavvertitamente colpisci con il mignolino sacro lo spigolo della porta. Un buon momento per ripassare l’elenco dei santi in famiglia. A cui segue scazzottata con l’improvvida porta, che rischia anche il rogo seduta stante. Domanda: cosa avrebbe fatto una persona in uno stato d’animo tranquillo? Si sarebbe trattenuta dici? La risposta è: no. Una persona cosciente del proprio corpo e consapevole dello spazio intorno a sé avrebbe semplicemente evitato di colpire la porta con il mignolino.
Conseguenze
Siamo frustrati, insoddisfatti, vittime di un qualcosa che non è più un presentimento ma che ancora non è ansia. Come sospesi fra due mondi che si allontanano, e non sappiamo scegliere su quale dei due restare. Non sapendo, il comportamento più semplice è proprio quello di prendercela con le altre persone, conosciute o meno, a casa o al lavoro, sfogando così la nostra frustrazione che non ci da pace.
Ecco perché allora io scelgo l’Aikido; perché l’Aikido vuole andare oltre questa dinamica distruttiva, sostituendola con una costruttiva. L’Aikido ci dice che una alternativa è possibile, ma deve essere una nostra scelta. La parte più difficile dell’Aikido è infatti quella di rinunciare al conflitto, rinunciare al desiderio di farla pagare a qualcuno per la nostra situazione. Rimuovere lo strato di aggressività, per frustrazione, vittimismo, mancanza di coraggio o di energie, non è una cosa facile. Ma è possibile. Esistono molte arti marziali, ognuna delle quali ha qualcosa da offrire. L’Aikido offre un ambiente collaborativo anziché competitivo, l’Aikido dice che così come sei vai bene a patto che tu decida di impegnarti per essere un aikidosita migliore. Con i tuoi tempi. Non credo esista un’arte marziale migliore di un’altra, soprattutto visti i livelli raggiunti; credo piuttosto che chi pratica arti marziali finisca con lo scegliere quella con cui si trova più a proprio agio, quella che permetterà di raggiungere meglio i propri traguardi, quella con la quale ha maggiore affinità.

Quindi…
Quindi se la domanda è: l’Aikido funziona, mi permetterà di trovare un equilibrio? La risposta è: sì, ma dipende da te (lo so: c’è sempre la fregatura)
L’Aikido è altresì efficace, perché qui studiamo soprattutto come esercitare leve sulle articolazioni, ma basta poco per rompere un polso o slogare una spalla. Non ci sono muscoli che tengano. Ecco perché dobbiamo sempre praticare facendo estrema attenzione nel non applicare eccessiva forza nella leva. Inoltre studiamo le cadute, che, oltre ad apparire molto scenografiche, vanno considerate come una vera e propria tecnica di difesa: maggiore è l’efficacia della tecnica applicata sul braccio, maggiore dev’essere la velocità con cui il mio corpo si adegua per evitare un dolore eccessivo.
Nell’Aikido esistono poi gli Atemi (colpi), al viso al corpo, con le mani o i piedi. Dal punto di vista della difesa personale vi faccio un esempio molto semplice: una persona prova a darmi un pugno in faccia, io mi sposto di lato ed eseguo un maegeri sul lato esterno del ginocchio. Fine. Anche dal punto di vista marziale ho vinto. Ma questo comportamento ha due conseguenze: rischio di rendere quella persona zoppa, e, questa consapevolezza, a posteriori, ha delle conseguenze profonde sul mio stato emotivo. L’Aikido, così come lo ha pensato O’Sensei, vuole andare oltre questa dinamica. Nell’Aikido cerchiamo di portare l”aggressore a terra, in sicurezza, facendo sì che nessuno si faccia male. Questo annulla l’aggressività dell’aggressore, reso impotente una volta bloccato a terra, e non ha conseguenze emotive per l’aggredito. L’idea di poter portare a terra un aggressore senza recargli danno è sempre stata una delle cose che più mi ha affascinato di quest’arte. L’Aikido offre questa possibilità, ma resta comunque una mia scelta.
A volte una forza opposta non va contrasta, va semplicemente guidata.
O’Sensei
All’inizio O’Sensei in realtà era restio a fare manifestazioni pubbliche. Temeva che malintenzionati potessero approfittare delle sue tecniche per scopi personali meschini che avrebbero velato negativamente la forza dell’Aikido. Ma poi, anche dopo aver assistito alle brutture della guerra, ha deciso che occorresse un approccio differente.
